1 lucidita montefioreUna nuova esperienza per ritrovare il piacere del gioco e costruire relazioni di fiducia all’interno del gruppo.

Nella Comunità di Montefiore i ragazzi partecipano al laboratorio di Ludicità Consapevole, tenuto da Lucia Berdini, teacher di yoga della risata, coach di Gibberish&Nonsense e tecnico in Ludicità Consapevole. Il laboratorio, che prevede 10 incontri con cadenza settimanale di 2 ore ciascuno, ha l’obiettivo generale di migliorare la fiducia in se stessi e, soprattutto, tra i membri del gruppo e dare ai ragazzi ulteriori strumenti per gestire lo stress attraverso la risata, i giochi individuali, di gruppo e la condivisione.

Il gioco, infatti, è lo strumento principale attraverso cui i bambini scoprono il mondo, lo interpretano e ne apprendono le regole. Anche quando si è cresciuti e si è diventati adulti, giocare può insegnarci a fare squadra, a collaborare con gli altri e a farci sentire capaci e parte di qualcosa.

Durante ogni incontro Lucia delinea le attività che svolgerà insieme ai ragazzi, ogni appuntamento prevede nuovi giochi per sperimentare nuove tecniche d’interazione come ad esempio esercizi dove, ad occhi chiusi, i ragazzi devono affidarsi completamente ai loro compagni. Sono molte le attività che vengono svolte, tra cui il “Gibberish”, una forma di meditazione dinamica che “privilegiando il corpo e tagliando fuori la nostra parte razionale” è in grado di agire sulla creatività, lo stato emotivo e l’autostima: è un’attività che invece di “scavare” nel passato permette di dissociarsi da qualsiasi processo di pensiero e di sperimentare una liberazione emotiva.

Alla fine dell’esperienza si forma il “Cerchio di parola”, dove i ragazzi a turno esprimono le proprie opinioni ed emozioni; un momento dove si impara anche a non interrompere i compagni e a rispettare, senza intervenire, i tempi dedicati ad ognuno.

Ad oggi il laboratorio di Ludicità Consapevole ha visto lo svolgersi di soli tre incontri, ma ha già smosso gli animi dei nostri ragazzi: inizialmente alcuni erano restii a partecipare, perché spesso, quando si gioca e si torna in qualche modo “bambini”, si prova un senso di vergogna e si teme il giudizio degli altri, ma, superati i primi scogli, anche i più diffidenti hanno partecipato con gioia, affermando che, durante questi momenti, riescono davvero a distrarsi e che alla fine di ogni incontro sono sempre molto soddisfatti.

Dopo il primo incontro, dove per alcuni è stato difficile comprendere il senso del laboratorio, i ragazzi della comunità di Montefiore si sono messi in gioco, hanno partecipato con entusiasmo alle attività e piano piano hanno anche cominciato a riprendere i compagni quando non rispettavano le regole, segnale di grande coinvolgimento. È inoltre emerso come, grazie proprio al gioco e ai momenti di condivisione, si siano appianate le divergenze tra i membri del gruppo anche al di fuori del laboratorio; imparare a fidarsi gli uni degli altri e condividere insieme momenti di gioco ha fatto sì che quei piccoli attriti che si possono creare tra persone che vivono la quotidianità di una comunità venissero superati.

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