dipendenze e stereotipi di genere1Le donne e gli uomini non sono uguali di fronte alla dipendenza, gli stereotipi tendono a considerare le donne più vulnerabili.

Con l'eccezione dei disturbi alimentari, non c'è dubbio che siano gli uomini ad avere maggiori comportamenti dipendenti. Nonostante una ricerca abbia mostrato che, se le donne che consumano alcol o altre droghe o sono dipendenti dal gioco sono in numero minore, è comunque vero che rispetto agli uomini sono soggette a maggiori rischi di abuso, di dipendenza o di soffrire di problemi gravi legati al consumo.

La presenza di disturbi dell’umore, diagnosi di ansia o depressione spesso sono cause scatenanti della dipendenza da parte delle donne mentre gli uomini spesso sviluppano questo tipo di disturbi a causa dell’abuso di sostanze. Come sottolineato da Grégory Lambrette, psicologo e psicoterapeuta, "se l'uomo assume droghe e sviluppa disturbi connessi, le donne sono più soggette invece a sviluppare dei disturbi che le conducono alla dipendenza come mezzo di automedicazione.”

Purtroppo però, gli stereotipi di genere svolgono un ruolo centrale nell’aumentare la stigmatizzazione e il senso di vulnerabilità nei confronti delle donne che hanno un problema di dipendenza da sostanze.

Come la maggior parte dei comportamenti umani, quelli legati alla dipendenza sono influenzati dagli stereotipi di genere: cosa si intende, però, esattamente con "genere"? Si tratta in effetti di un concetto che permette di differenziare ciò che concerne la natura (il sesso biologico) e ciò che dipende dalla cultura e dall'identità sessuale.

La donna "che si prende cura"

Queste rappresentazioni, o stereotipi, di genere assegnano agli individui, fin dalla loro nascita, un certo numero di funzioni, dei compiti e delle competenze diverse a seconda che appartengano al genere femminile o maschile. Questa assegnazione (che si può anche chiamare etichettatura) copre l'insieme dei comportamenti che vengono percepiti culturalmente come appropriati agli individui di sesso maschile o femminile e alimenta le rappresentazioni, le scelte, le convinzioni o le preferenze che ci accompagnano per tutta la vita. Ovviamente, il posto che occupano la trasgressione e il rischio, due aspetti fondamentali dei comportamenti legati alla dipendenza, sono parte integrante di questa etichettatura sociale.

Ancora oggi, le donne vengono giudicate a livello sociale secondo la capacità di "prendersi cura" dei figli, del marito, del proprio corpo, del loro viso e, più in generale, degli altri. In questo contesto, l'uso improprio o l'abuso di alcol o altre droghe e i rischi a questo collegati, appaiono come opposti alla femminilità per come essa è tradizionalmente percepita. La donna che fa uso di droghe o che beve "troppo" è spesso percepita come una cattiva madre e una cattiva moglie. Per la società una donna che si droga non è più una "vera donna", bensì una donna perduta nel vero senso della parola, sia nel suo status femminile, sia nell'immagine trasmessa da questo status di figura materna protettrice e premurosa.

Stereotipi e aspettative sociali

Fisiologicamente, uomini e donne non sono uguali di fronte all'abuso di sostanze. Ad esempio, alcuni studi hanno dimostrato che per la stessa quantità di alcol ingerita, a parità di età e di peso, il tasso alcolemico nel sangue delle donne è più alto. Ma non sono uguali neppure in termini di stereotipi e aspettative sociali: se il consumo di sostanze è più marcato e frequente negli uomini, la percezione di un consumo “eccessivo” è invece più ricorrente nelle donne. In altri termini, sul piano delle dipendenze, esiste una maggiore tolleranza sociale per gli uomini che per le donne, una disparità di trattamento percettibile ad ogni livello della società. Come sottolineato dalla rivista online Pitchfork, alcuni media, per esempio, avevano preso l'abitudine di presentare una personalità del calibro di Kurt Cobain come «genio incompreso», mentre prendevano pubblicamente in giro Amy Winehouse definendola «un’alcolizzata degenere», nonostante entrambi fossero alle prese con analoghi problemi di dipendenza. Due pesi, due misure.

Stereotipi interiorizzati dalle donne e presenti tra i professionisti

Le donne che affrontano una dipendenza interiorizzano automaticamente questi stereotipi di genere e più sono in difficoltà più si considerano delle «poco di buono», sviluppano dei sensi di colpa e di vergogna e si sforzano di nascondere il consumo di tali sostanze. Occorre purtroppo evidenziare che neppure gli operatori sanitari sono immuni da tali stereotipi, infatti, a meno che non abbiano ricevuto una formazione specifica, molti di loro possono ad esempio avere difficoltà ad affrontare la questione dell'uso di sostanze in una paziente donna senza sottoporla a giudizio morale; anche nel loro caso spesso è più difficile accettare dei comportamenti eccessivi quando sono legati ad una donna e ci deve far riflettere anche il fatto che l'interesse verso le donne che fanno uso di alcol o di altre droghe sia più pressante in caso di gravidanza o di maternità, ovvero in quelle situazioni in cui la donna tossicodipendente è vista come una potenziale fonte di pericolo per il proprio bambino...

Tutti gli operatori sanitari possono ritrovarsi ad avere a che fare con delle donne che presentano comportamenti di dipendenza: questo è il motivo per cui tutti dovrebbero ricevere una formazione adeguata in merito agli stereotipi di genere per poterli riconoscere e affrontare in modo appropriato e prenderne personalmente le distanze. Nonostante ciò e nel caso abbiamo ricevuto una specifica formazione, i professionisti delle dipendenze possono comunque trovarsi di fronte a situazioni complesse che possono metterli in difficoltà; per questo motivo non devono esitare a confrontarsi con altre strutture o istituzioni per attuare azioni specifiche di assistenza a favore di donne che in moltissimi casi hanno anche storie di vita molto dolorose.

Iscriviti al nostro feed RSS per restare sempre aggiornato

Sei qui: Home News La dipendenza da sostanze e gli stereotipi di genere